La mitica Zanzibar

Profumo di spezie, di fiori e di frutta travolgono il turista che arriva in queste isole

Nel 1497, mentre in tutta Europa si parlava delle ultime spedizioni e dei successi ottenuti da Cristoforo Colombo, un altro grande navigatore, Vasco Da Gama sostenuto e finanziato dal re del Portogallo, partì con l’intento di circumnavigare l’Africa e arrivare in India. Il suo viaggio cambiò per sempre il mercato delle spezie: le vecchie Vie carovaniere della Seta e dell’Incenso furono abbandonate e nacquero nuovi porti lungo le coste sud orientali dell’Africa. In particolare  Zanzibar, un insieme di piccole isole a pochi chilometri dalla costa della Tanzania, divenne un crocevia importante per le navi che arrivavano dall’Europa e, dopo aver circumnavigato il capo di Buona Speranza, risalivano l’Oceano indiano verso la penisola arabica e l’India, facendo poi ritorno in Europa.

Per quasi due secoli  Zanzibar fu dominata dai Portoghesi poi fu invasa dagli Arabi dell’Oman, che ne fecero il centro dei loro commerci di schiavi, di spezie e di cotone. Nei secoli a Zanzibar arrivarono genti provenienti dai più svariati paesi. Esse vi importarono i loro usi, i loro costumi e le spezie appartenenti alle loro terre e il loro modo di utilizzarle. Gli schiavi provenienti dai Caraibi portarono il pimento, i cinesi il lemon grass. Il chiodo di garofano, originario delle isole Molucche, fu introdotto dal sultano dell’Oman nella prima metà dell’Ottocento, soprattutto nella piccola isola di Pemba. In breve la produzione diventò molto fiorente e tale rimase per un centinaio d’anni: negli anni Sessanta venivano prodotte circa 16000 tonnellate/anno e si dice che sull’isola ci fossero più di tre milioni e mezzo di piante. Nelle due isole  già si coltivavano noce moscata, coriandolo, zenzero, curcuma, cardamomo, pimento, pepe e furono perciò soprannominate isole delle spezie. Il loro clima, l’abbondanza di piogge, gli schiavi prima e la mano d’opera a buon mercato contribuirono ad estendere le coltivazioni.

Oggi oltre che contribuire largamente al fatturato della Tanzania, le spezie sono anche un soggetto turistico. Infatti sulle due isole sono offerti numerosi Tour delle spezie: visite guidate alle piantagioni durante le quali oltre che vedere le spezie, si possono imparare molte nozioni su di esse, sul modo di coltivarle e raccoglierle. Lo stato sta compiendo molti sforzi per aiutare i contadini non solo ad incrementare le colture del chiodo di garofano, ma anche quelle della vaniglia e della cannella e della noce moscata. E si stanno ottenendo buoni risultati: negli ultimi cinque anni vi è stato un incremento del 500% di spezie vendute.

Il museo Amarelli
Durban, la città del curry

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