80.000 salini e pepini

Negli USA e in Spagna due musei dedicati a  80.000 portasale e portapepe, provenienti da ogni parte del mondo

Tutto nacque per caso, quando negli anni ottanta Andrea Ludden aveva bisogno di un macinapepe e ne comprò uno carino in una svendita da un rigattiere della sua città.
Quando arrivò a casa si accorse che non funzionava e lo mise sul davanzale della finestra. Dopo pochi giorni andò a comprare una coppia di spargisale e pepe e li mise di fianco all’altro. I vicini e gli amici pensarono che lei volesse farne una collezione e incominciarono a regalargliene. E lei, che non aveva nessuna intenzione in merito, cominciò davvero a raccoglierli. Arrivata al notevole numero di 14.000, il marito le disse che o trovava un luogo dove mettere la sua collezione o divorziava. In effetti come lei racconta, ne avevano ovunque per la casa e persino in bagno. Intanto la collezione cresceva e Andrea, un’archeologa appassionata di antropologia, incominciò a studiare questi oggetti, scoprendo come il loro design, il colore e i materiali fossero la fotografia del loro tempo.

Scoprì che i primi erano degli anni Venti. Fino ad allora il sale era tenuto in un barattolo o in una piccola coppetta, poichè era igroscopico e bisognava sbriciolarlo con le dita. Quando la Morton Salt, di Chicago, introdusse nel sale il carbonato di magnesio- fu possibile metter il sale in contenitori sigillati e nacque il primo spargisale. Poichè in tavola il pepe viene di solito servito con il sale, e a quei tempi non si era così conoscitori da sapere che il pepe va macinato al momento del’uso, sulla tavola arrivò la coppia di spargisale e pepe. Una coppia che dura ancora ai nostri giorni e che nel corso degli  anni ha avuto un successo incredibile.

All’inizio erano in porcellana, come quelli del 1925, della manifattura tedesca Goebel, oggi divenuti oggetti preziosi, o d’argento come quelli Liberty inglesi. Con la Grande Depressione degli anni Trenta, le fabbriche non potevano più proporre  pezzi importanti come vasi o servizi da tavola e iniziarono a produrre su scala industriale i spargisale e pepe, incontrando il favore del pubblico.
Erano un souvenir piccolo e poco costoso e l’avvento della plastica fece nascere portasale e pepe che si potevano vendere a poche lire. Con gli anni la fantasia fece il resto (chi non ha visto uno spargipepe a forma di torre di Pisa o di mucca o di bottiglietta di Coca Cola?).

La collezione negli anni aumentò arrivando a 80.000 pezzi che oggi sono collocati metà in un museo di Gatlinburg (Tennessee, USA) e metà in un museo di Guagalest (Spagna). Ce ne sono di metallo, d’argento, di fine porcellana e di maiolica grezza e di plastica; alcuni sono meccanizzati  e ciascuno racconta una storia del suo tempo.
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